Nelly e Mr. Arnaud "Il Veses" aprile 2006

Lei si siede davanti al computer nella luce della finestra, con la sua faccina proprio da francese, un po’ snob e un po’ imbronciata, le sopracciglia bene arcuate sopra i grandi occhi luminosi, i capelli accuratamente raccolti dietro la nuca. Attende che lui, magistrato in pensione, incominci a dettare le sue memorie del tempo in cui, giovane diplomatico, faceva servizio nelle isole del Pacifico. Lei è Emmanuelle Béart, lui Michel Serrault, in un bel film del 1995 di Claude Sautet, “Nelly e Monsieur Arnaud”.

Lui sta in piedi dietro di lei e la guarda con titubanza, e quando lei mostra impazienza le chiede: “Come fa a non essere intimorita da ‘quel coso’? Io ho sempre sentito una certa repulsione”. Nelly risponde candidamente: “Boh, è solo una macchina da scrivere con la memoria”.

Mah – replica seccamente Mr. Arnaud – tanta memoria e nessun ricordo!”. Delle altre battute ho vagamente ricostruito il significato – sono passati quasi quindici anni da quando ho visto il film –, ma questa frase era proprio così, parola più parola meno. Mi è rimasta impressa nella memoria perché mi pareva avesse un senso, una verità profonda.

In un computer la memoria è tutto, o quasi. Potete avere il processore più potente, tale che per raffreddarlo vi ci vuole il radiatore di un camion, ma se vi manca memoria c’è poco da calcolare: non va, s’impianta. E allora via, a comprarne di nuova, il cui prezzo fluttua di mese in mese come un titolo di borsa; il pieno di memoria, ogni tanto, come di benzina. Parlo, ovviamente, della RAM, la memoria “di lavoro”, quella veloce, che si svuota a computer spento ma è indispensabile quando è in funzione. Ma anche il disco fisso, “hard disk”, è memoria, più lenta ma stabile, “permanente”, per non parlare dei Cd-Rom, dei DVD, delle “pennette”, e poi saprete voi che altro.

Ma che rapporto c’è tra la memoria umana e quella di un computer? Ecco, il computer: tanta memoria e nessun ricordo.

La memoria conserva i dati, le informazioni, che, a esser precisi, non sono la stessa cosa: le informazioni sono insiemi di dati che, presi da soli, non vogliono dir niente, ma opportunamente collegati e interpretati hanno un significato. Se dico “stipendio” si capisce poco, ma se preciso “stipendio, oggi, in conto”, be’, ha tutto un altro senso, no? Bene, la memoria del computer ha grande capacità ed è velocissima nel recuperare dati e informazioni, nell’elaborarli secondo certi schemi, nel trasmetterli: più veloce, più precisa, perfino più capace della nostra.

Ma la cosa che non sa fare, neanche con tutto l’impegno del cervello-processore con cui lavora, è dare senso a tutto ciò. Dare “significato”, o “senso” alle cose, non sembra proprio rientrare nelle facoltà del computer, della cosiddetta “intelligenza artificiale”. L’”intelligenza” del computer è “sintattica”, non “semantica”. Cioè: è in grado di interpretare e confrontare sequenze di impulsi, diciamo pure informazioni, non di dare ad esse un significato.

La nostra memoria non funziona così: non solo non ha nulla a che fare dal punto di vista fisico, ma soprattutto, al contrario del pc, invece, si basa in gran parte proprio sul “senso” che le informazioni hanno per noi. Come i miei ricordi del film. Noi ricordiamo ciò che ha senso per noi, talvolta ci ricordiamo solo il senso e non il dato. Le cose che ricordiamo hanno senso per noi perché sono servite a farci essere come siamo. Ogni giorno, poi, le reinterpretiamo nuovamente, prendono un altro senso, perché noi cambiamo, e loro con noi. Nella nostra memoria noi interagiamo continuamente con i nostri ricordi, che per noi hanno un significato affettivo ben più che oggettivo.

Come i ricordi che Mr. Arnaud stava dettando a Nelly perché li inserisse nel computer; il quale non sa cosa siano i ricordi.

Chi credete, poi, che si sia innamorato di Mr. Arnaud, il computer o Nelly?

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