Traduzioni e traduttori. Parte II "Il Veses" agosto 2006

ruoli

Dicevamo della nostra propensione di italiani a usare le parole straniere come se non ne avessimo di nostre; oppure, più probabilmente, come se fossero migliori, più efficaci, e quindi necessarie. Dicevamo che ciò denuncia un sentimento di inferiorità: chi si sente inferiore tende a imitare chi ritiene superiore, la lingua di maggior prestigio si impone.

I francesi, più orgogliosi, traducono tutto, forse esagerando in senso opposto; ma nemmeno nella lingua spagnola le parole straniere durano a lungo invariate, e vengono invece assorbite e adattate alla propria fonetica e scrittura: si chiamano allora “calchi linguistici”.

Restiamo all’ambito informatico.

Un classico esempio di parola che potremmo facilmente tradurre è il simpatico “mouse”. In francese si dice “souris”, in spagnolo “ratón”; perché non potremmo chiamarlo “topo”?

engelbart

In fin dei conti è proprio quel che vuol dire, e Douglas Engelbart, che lo inventò nel 1967, non pensava di creare per lui un termine tecnico: nella conferenza dimostrativa con cui lo presentò al mondo disse: ”Io non so perché l’abbiamo chamato topo. E’ cominciato in quel modo e non l’abbiamo mai cambiato” (andate alla voce Mouse di Wikipedia, e seguite i collegamenti. Potrete assistere al filmato della dimostrazione).

Spesso le parole inglesi sono più brevi: è forse per questo che usiamo “link” al posto di “collegamento”? (Anche l’idea di collegamenti ipertestuali era prevista nel progetto del gruppo di Engelbart, ma ebbe il suo massimo sviluppo con l’invenzione delle pagine web nel 1992 da parte diTim Berners-Lee).

E’ per lo stesso motivo, la brevità, che diciamo “shift” al posto di “maiuscolo”? Eppure sulle nostre tastiere è scritto “MAIUSC”, no?, come pure nelle descrizioni delle combinazioni di tasti (CTRL+MAIUSC+…).

Chi scrive è costretto, durante i corsi, a destreggiarsi continuamente in mezzo a questa confusione, e capita spesso che dicendo “maiuscolo” si ottenga il “blocco maiuscolo”, che non è affatto la stessa cosa, non ottiene gli stessi risultati e crea una montagna di problemi. Lo stesso si dica di “CANC”, che qualcuno chiama “DEL” all’americana: ma non significa “cancella”, come “delete”?

Qualche volta, obtorto collo, tocca adeguarsi. Non solo con “link”, ma anche con “control” (ovviamente pronunciato male, còntrol, che fa più inglese), ma qualcuno simpaticamente legge la sigla CTRL come “citrullo”: divertente, no?

protomouse

Tante volte le parole inglesi vengono storpiate: per esempio il programma per la creazione di database (sì, è inglese, dovremmo dire “basi di dati”…) di casa Microsoft, Access, viene pronunciato come si scrive: “Access”. Ad essere corretti si dovrebbe dire “Acsèss”, ma come si fa? Chi ci capisce?

Il fatto è che non sappiamo deciderci tra un adattamento alla nostra pronuncia e una imitazione maldestra di quella altrui. Gli ispanofoni non hanno dubbi: perché copiare, insieme alle parole degli americani, anche i loro “difetti di pronuncia”?

Spesso sono i traduttori italiani della Microsoft a far perdere la pazienza agli amanti della lingua di Dante con le loro traduzioni balorde.

Prendiamo ad esempio Excel, il noto foglio di calcolo. Se andate al menu “Formato/celle…”, nella scheda “numero” troverete la categoria “Generale”, dove si spiega che “non ha uno specifico formato …”. Ma il contrario di “specifico” in italiano, non è “generico”? “Generale” ha tutt’altro senso.

Ancora: i file creati con Excel sono detti in italiano “cartelle”, o, se va bene, “cartelle di lavoro”. Ma in Windows non ci sono già altre “cartelle”, di tutt’altro tipo, traduzione di “folders”?! Le “cartelle” di Excel in inglese sono “workbooks”, che sarebbe “quaderni di lavoro” o qualcosa di simile. E infatti questa è l’idea: quaderni, magari ad anelli, contenenti diversi fogli su cui fare calcoli. Eureka!, li chiameremo “quaderni a quadretti”!

Un contributo a questo sito. Grazie Commenti per Mappe di mappe