Virtuale "Il Veses" luglio 2007

Reale e virtuale

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Una delle “parole contenitore”, in cui possiamo mettere tutto quello che vogliamo, è “virtuale”. Sembra che abbiamo a che fare solo con roba “virtuale”. In realtà il concetto è ben delimitato, non è “tutto quello che passa per il computer” e non nasce con l’informatica.

Virtus” a Roma era il valore dell’uomo-guerriero (“vir”), poi le sue virtù morali o politiche, e le sue facoltà o potenzialità o tendenze, anche nel Cristianesimo: la virtù è la propensione al bene. Nel medioevo la filosofia Scolastica riprendeva Aristotele parlando di ciò che è in potenza, “virtuale”, e non in atto. La fisica moderna ha conservato il termine e il concetto: un lavoro virtuale è quello che potrebbe essere svolto, ma (ancora) non lo è.

second life

Anche nel campo informatico il concetto è ben delimitato: un’immagine digitale non è “virtuale” più di quanto lo sia una foto stampata; una lettera scritta al computer non è “virtuale” più di una scritta a macchina o a mano.

Invece il campo di applicazione della virtualità nelle nuove tecnologie è quello della “realtà virtuale”, che simula o addirittura crea una “realtà” che ha le stesse caratteristiche di quella che noi di solito chiamiamo realtà, cioè la consistenza, la coerenza, l’indipendenza da noi, la percezione e la possibilità di interazione.

percezione virtuale

Lo fa anche con sofisticati mezzi matematici, software e hardware: guanti o strumenti con cui agiamo sulla realtà e la percepiamo, visori che occupano tutto il nostro campo visivo, tute con cui ci muoviamo realmente e virtualmente e con cui riceviamo tutte le sensazioni ed esperienze, anche le più fisiche, in un mondo che non c’è ma è esattamente come se ci fosse.

Impararare a guidare un caccia supersonico magari anche precipitando al suolo nella realtà virtuale è senza dubbio più economico e meno pericoloso che farlo nella realtà. E infatti questo è il tipo di applicazioni attualmente più studiate, oltre ad alcuni giochi da play-station di ultima generazione.

moscone

Ma al di là dei futuribili sviluppi della tecnologia, l’esperienza virtuale non è nuova all’uomo. Mai visto un moscone sbattere testardo contro il vetro senza capire che non è la strada giusta? Ecco, lui non ha la capacità di “virtualizzare” la realtà nella mente, di elaborare cioè l’esperienza nel laboratorio della mente formulando varie ipotesi prima di scegliere l’azione da eseguire.

Nella mente noi creiamo una “realtà virtuale” che poi trasformiamo in azioni, cose, conoscenze, scienza, letteratura, arte. Ogni oggetto artificiale esiste dapprima, “virtualmente”, nella mente di chi lo progetta, fosse uno spazzolino da denti o la Divina Commedia.

Virtualmente virtuosi

Ma scusate, c’è una bella differenza tra le virtù di una virtuosa, morigerata e modesta fanciulla e quelle di una virago baffuta e manesca affetta da virilismo per essere stata virilizzata forse dalle virtù magiche di una malefica pozione, non certo un’innocua tisana, o forse da qualche eccesso di ormoni; e non è bello affatto vederla saggiare con piglio viriloide la virtù del mattarello nuovo sulle spalle del povero marito, uomo pure virile, per quanto può, e virtuoso a modo suo (sta nei probiviri), non come un Paganini, vabbè (anche quanto a virtuosismi della favella resta indietro, ahilui!), ma dotato di tutte le virtù teologali e cardinali, e soprattutto della santa pazienza, per sopportare la sua sorte con la fermezza di un triumviro, da quando, accolta la moglie in casa sua per virtù della virilocalità, si è visto in breve svirilizzare, cioè virtualmente, ohibò, evirare!

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