Lo scriba di Alessandria "Il Veses" aprile 2008
Scriba egiziano

Sto seduto su questo scomodo sgabello, con la schiena curva sopra il rotolo di papiro che tengo sulle ginocchia. Devo badare bene che non cada, per non dover correre in giro a recuperarlo e ad arrotolarlo di nuovo intorno al suo “ombelico” di legno! Questo rotolo arriva a sette metri, ma ne ho scritti anche di dieci: non finiscono mai!

Una volta erano più corti: un libro dell’Iliade sta in 600 versi, come un discorso politico, un’intera tragedia in 1000, 1500. Ma era roba che si recitava in pubblico, e il pubblico, si sa, dopo un po’ si stanca.

Rotolo omerico

Qui ad Alessandria, in questa Biblioteca colossale, non c’è un pubblico, i libri si leggono in privato, anche se sempre ad alta voce. Qui si scrivono grandi opere, e alle volte un rotolo non basta più: occorre dividere l’opera in più rotoli, ciascuno con le sue intestazioni e il suo cartellino, e infilarli in una cassa per non perdere i pezzi. E a me tocca anche scrivere, su ogni volume, un preambolo per far capire di che cosa parla e a che opera appartiene.

papiro legislativo

Il mio padrone scrive di propria mano soltanto i suoi esercizi poetici (lasciamo i commenti...), ma per il trattato che sta componendo preferisce dettare a me: io so tracciare meglio di lui le belle lettere greche col calamo, seguendo le fibre orizzontali del papiro sul lato interno del rotolo, in colonnine regolari allineate per tutta la sua lunghezza. Io sono un professionista. E lui è un genio: ha tutto in mente, detta come se leggesse!

Io scrivo da sinistra a destra, come sempre, ma un tempo non faceva differenza, specie sulle lapidi: addirittura incidevano una riga verso destra e una verso sinistra, “bustrophèdon”, cioè “secondo il giro dei buoi”. Qui ad Alessandria, nella sezione ceramica del Museo, ho visto vasi antichi con le frasi che escono dalle bocche dei personaggi dipinti, da una parte o dall’altra secondo dove guardano!

strumenti per scrivere

Sono contento di non lavorare per un libraio: io amo i miei rotoli, dedico loro grande attenzione. Mi piange il cuore se penso alla fine che i miei papiri potrebbero fare in una biblioteca privata: usati, sul rovescio, per le prove letterarie di qualche matrona annoiata o, peggio, per la lista della spesa!

Questa notte ho fatto un sogno pazzesco. In un capannello, della gente parlava di un nuovo tipo di libro, su fogli di pergamena piegati e cuciti. Li chiamavano “codici”. Ne vedevo uno, tutto rilegato in pelle, grosso, pesante.

I fogli si potevano sfogliare uno a uno, non occorreva srotolare il papiro e fare tutta quella fatica a trovare il passo: c’erano perfino dei titoli per ogni capitolo, e un indice!

Non credo che libri come quelli esisteranno mai.

Dal rotolo al sms

La codificazione, cioè la trascrizione dai papiri ai codici, avviata un po’ alla volta dopo il III sec. d.C., fu una vera rivoluzione: il nuovo supporto trasformò il concetto stesso di libro, della fruizione e dell’organizzazione del sapere.

Sembra di no, ma i supporti tecnologici condizionano i contenuti, e viceversa. Un LP in vinile o un’audiocassetta erano opere unitarie; nell’era dell’mp3 si salta da un frammento all’altro.

Falso Lichtenstein

Un film girato per un DVD può offrire punti di vista diversi per una stessa scena, e un ruolo diverso dello spettatore, che può scegliere la lingua, la scena, perfino il finale della storia.

Un libro si consulta meglio di un rotolo; il sapere in Internet è meno strutturato di quello delle biblioteche. Non si scrive un testo per il web come per la stampa.

Scrivere e leggere solo sms infiamma i tendini e impoverisce il vocabolario e, purtroppo, anche il pensiero.

Il papiro di Artemidoro

papiro di artemidoro

L'anno 2008 è stato un anno di grande interesse mediatico per la papirologia italiana: tra vari studiosi della materia, in particolare Salvatore Settis e Luciano Canfora, si è sviluppata una querelle infinita a proposito dell'autenticità di un papiro, acquistato nel 2004 dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo di Torino per la stratosferica somma di 2.750.000 euro.

Era il cosiddetto "papiro di Artemidoro", contenente, secondo alcuni, l'opera geografica dello scrittore efesino del II-I sec. a.C., i "Geographoùmena", corredata da mappe geografiche della Spagna e altri disegni.

Le vicende del suo ritrovamento sono quanto mai intriganti (tanto che si parlò delle "tre vite del papiro di Artemidoro": papiro mal riuscito poi riusato per schizzi di pittori e infine come riempimento in un'imbalsamazione!); altrettanto appassionante la quaestio della sua autenticità, sollevata per primo da Luciano Canfora e prolungata per mesi sulla stampa.

Qui sotto alcuni link per chi volesse seguirla passo passo.

Articolo della Wikipedia sul papiro di Artemidoro

Rassegna stampa sulla vexata quaestio del papiro di Artemidoro

Sul Sole 24 ore un'intervista a Luciano Canfora e una galleria fotografica del papiro

Nel Sistema universitario pisano la raccolta completa degli articoli in pdf: cliccare su "Rassegna Stampa - Ricerca" e impostare "papiro" o "Artemidoro" nello spazio di ricerca per titolo

Immagini del papiro di Artemidoro dal sito de La Repubblica

Pubblicazioni (costosissime) sul famigerato papiro

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