Etimologie "Il Veses" settembre 2008

Etimologie varroniane

Monumento a Varrone a Rieti

Marco Terenzio Varrone Reatino. Chi era costui? Fu un importante erudito e poligrafo romano, vissuto tra il 116 e il 27 a. C., contemporaneo quindi di Cesare e Cicerone. Tra le sue numerose opere ci è pervenuto ben poco: il trattato sull'agricoltura e parte di quello sulla lingua latina. Ma ancora: che c'entra costui?

C'entra perché, a dispetto dei suoi tanti meriti, il suo nome è associato, nella mente degli studenti se non degli studiosi, a un difetto: con "etimologia varroniana" si intende un'etimologia fantasiosa, infondata, balorda. La sua forse più celebre è "lucus a non lucendo": lucus (bosco) deriverebbe dalla mancanza di luce. Cosa che non è, perché lucus significa invece una radura (sacra, e magari inondata dalla luce della luna durante una sacro rito celtico...) circondata dal bosco.

Varrone

Fu in buona compagnia: che dire di "amor" da "non morte", secondo Isidoro di Siviglia? nota Sarebbe come dire che matto, mattone e mattino hanno la stessa origine, e trovarci pure il nesso!

In tempi recenti ho sentito dire "resistenza da re-esistere, tornare a esistere", mentre viene dal latino "resistere", cioè "stare fermi, opporsi"; oppure "ascesi (ascetico) da ascendere" e non, com'è, dal greco "askèin", "esercitarsi".

L’etimologia è una scienza, non una suggestione: le parole hanno il loro percorso attraverso la storia e le bocche dei parlanti, e quella storia fa un passo dietro all’altro. Poi i passi più antichi si perdono e ciò che rimane è un suono associato a un significato spesso diverso dall’origine.

Moneta Varrone

Lo studioso ripercorre i passi fino all’inizio. Ma per i comuni mortali la lingua è una foresta di suoni e di significati che si richiamano l’un l’altro per associazione, alla faccia della scienza etimologica.

Come diceva un mio docente all’università, i greci non andavano in giro col dizionario etimologico sotto il braccio. E allora, se a uno viene da associare “resistenza” con “re-esistere”, e questo aiuta a capire il senso della cosa, ben venga. Purché, naturalmente, non pretenda scientificità.

Poi capita a tutti, a me per esempio, di dar credito alle suggestioni, e magari ripeterle sul Veses. La fretta è cattiva consigliera, la cultura ha bisogno di tempo e calma, e quando si scrive pressati da mille altri impegni talvolta si prendono delle cantonate. Poi per fortuna viene l’estate (e se n’è già andata), in cui ci si può (e deve) dedicare agli studi con la giusta tranquillità…

Errata corrige (in riferimento all'articolo Galateo in rete)

Etichetta

"Etichetta" viene in italiano dallo spagnolo "etiqueta" (attestato nel 1658), a sua volta dal francese "étiquette" (1387), nel senso di "cartellino" (proprio l'etichetta che si applica per dare informazioni su un oggetto).

Lorenzo Magalotti Lorenzo Magalotti

A sua volta il francese antico usava il verbo "estiquer" nel significato di "attaccare". All'origine di tutto l'olandese "stikken", con  lo stesso senso.

In Italia la parola arriva alla fine del '600, importata con piena consapevolezza da Lorenzo Magalotti, scienziato, letterato, accademico della Crusca, infaticabile diplomatico al servizio dei Medici. In tale veste veniva da Madrid, dove sentiva usare il termine citato nel significato di "protocollo", "regola di comportamento"; anche lui pensava che l'etimo della parola venisse dal greco "ethos", costume. Si sbagliava.

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Isidoro di Siviglia

Isidoro di Siviglia Isidoro di Siviglia Isidoro di Siviglia (ca. 560 - 636), vescovo e Dottore della Chiesa, oltre che importante per le vicende storiche e religiose della Spagna occupata dai Visigoti (che convertì al cattolicesimo) fu un uomo dottissimo e prolifico, un vero erudito che si occupò di tutto lo scibile del suo tempo.

La sua opera più importante fu senza dubbio "Etimologie", in realtà un'enciclopedia generale della cultura del suo tempo che ebbe grande influenza per tutto il medioevo.

Il concetto centrale dell'opera è proprio lo stretto rapporto tra l'origine della parola e la conoscenza della realtà che essa rappresenta: res e nomen sono per lui strettamente connessi.

Questa idea era molto diffusa già tra i romani: il detto "nomen omen" indica che nel nome della cosa (o persona) è insito un presagio, un destino.

Sarà l'imperatore Giustiniano, nelle Institutiones, a coniare invece il motto "Nomina sunt consequentia rerum", che può essere tradotto con "i nomi sono conseguenza delle cose", oppure "i nomi derivano dalle cose": in ogni caso anche qui si crede in una relazione diretta, anche se non biunivoca, tra le parole e le cose, tanto che si può desumere la conoscenza della realtà attraverso la parola che la definisce.

I moderni studi linguistici, parlando di convenzionalità e arbitrarietà del linguaggio, hanno sfatato questa visione un po' magica, che tuttavia permane radicata nelle nostre abitudini, come è bene espresso dalla frase "lo dice la parola stessa..."

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