Il sarchiapone "Il Veses" febbraio 2009

Ornitorinchi, sarchiaponi, TG e altri animali

Walter Ciari

Non chiedetemi come mi sia venuto in mente. Tante volte la testa, almeno la mia, va per conto suo e partorisce strane idee. Stavo forse pensando a qualche parola tecnica usata a sproposito e a quanto siamo spesso creduloni e prendiamo per buona, conosciuta e compresa qualsiasi corbelleria, soprattutto se ammantata di tecnologico.

Mi si è subito associato nella memoria il vecchio sketch del Sarchiapone, di cui parlo nel riquadro sotto.

Sempre per correr dietro alle stimolazioni mentali, ho trovato in internet una quantità di riferimenti al Sarchiapone, tra cui un interessante articolo di Giuseppe Granieri su “Kant e l’ornitorinco” di Umberto Eco, che si occupa di semiologia, cioè di come attribuiamo significato alle parole. Sorprendentemente le riflessioni, pur con una ben diversa sostanza filosofica, erano le stesse. Neanche di questo vi racconto tutto, ve lo leggete con tutti i riferimenti su internet.

Umberto Eco

Colgo qualche spunto.

Non sempre possiamo controllare la verità di tutte le informazioni che ci arrivano. Ci si deve fidare, come ci si fidava una volta; come una volta anche adesso il consenso generale, e non sempre la verità, ci fa credere a quello che sentiamo: deleghiamo il controllo a qualche autorità, morale o religiosa, alla vox populi, alla leggenda, al pettegolezzo, al TG…

Così capita che accettiamo l’esistenza di qualcosa solo perché se ne pronuncia il nome: “sarchiapone”, per esempio; e visto che ci siamo lo usiamo a nostra volta come se sapessimo esattamente cos’è, contando sul fatto che neanche noi saremo smentiti: infatti tutti hanno bisogno di fidarsi, e anche di non mostrare di non sapere.

In un’era tecnologica e globalizzata come questa, poi, la mole di informazioni, tutte di seconda mano, è enormemente cresciuta, come pure le bufale giornalistiche, le leggende metropolitane…

Ornitorinco

Per fare un esempio un po' estremo: quanti di noi hanno visto veramente crollare le torri gemelle? Dite che ci sono i filmati? Ma quanti filmati falsi girano in internet, e perfino nei TG? Il dubbio ci divora. Certo, questo è un caso conclamato, ma quante informazioni girano sui media senza una tale mole di testimonianze? Quante volte giornali e TG si rimbalzano tutti le stesse due immagini?

E allora, che fare?

Non credere a niente, essere totalmente scettici, rifiutare ogni novità? E’ un partito in cui è difficile militare con coerenza: anche credere a niente è un atto di fede. Oppure credere a tutto, bere ogni cosa e delegare anche il nostro futuro a… a chi? L’alternativa di controllare tutto è impraticabile.

Ma forse la rete, proprio lei, costruendo comunità di persone che comunicano direttamente tra loro, potrebbe essere causa e rimedio del male.

La Cantata dei pastori

L’opera, Totò e Walter Chiari

E’ del 1958 lo sketch di Walter Chiari e Carlo Campanini. Campanini, in uno scompartimento ferroviario, finge di tenere in gabbia il pericoloso e mordace Sarchiapone. Nessuno sa se si tratti di un animale o che altro, ma certo, per mordere, deve esistere.

Se è stato nominato, vuol dire che c’è. E non si può non saperlo.

Totò

Chiari, per non mostrare la propria ignoranza, finge di conoscerlo benissimo, eccome! Il seguito è tutto un esilarante crescendo di equivoci che non vi racconto: trovate il filmato, davvero un cult, su YouTube… video

Il nome deriva da un personaggio comico di un’opera del ‘700, la “Cantata dei Pastori”, di Andrea Perrucci, dove Sarchiapone è un barbiere in fuga per aver commesso due omicidi.

In “'A livella” di Totò, Sarchiapone è invece un elegante cavallo napoletano che, nobile decaduto, si suicida per la tristezza. testo e audio

Su internet

Lo sketch di Walter Chiari e Carlo Campanini

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