Aldo Manuzio e gli altri "Il Veses" marzo 2006

Manuzio manuzio

Stavamo parlando di Aldo Manuzio e del carattere corsivo. In realtà il corsivo non fu disegnato direttamente da lui ma da un suo collaboratore bolognese, Francesco Griffi (che morì giustiziato per aver ucciso il genero su richiesta della figlia: bel caratterino…).

Però tutto si potrà dire di Manuzio fuorché che fosse privo di iniziativa, cultura e creatività.

Nato nel Lazio, studia a Roma, a Firenze e a Bologna, è amico di Pico della Mirandola; nel 1490 si trasferisce a Venezia dove fonda nel 1494 una stamperia che ben presto sarà tra le più importanti d’Europa. La stampa a caratteri mobili è stata da poco inventata, lui è uno dei primi a sfruttarla appieno: si dice che metà dei libri stampati nel ‘500 siano nati a Venezia.

Aldo stampa centinaia di testi classici greci e latini, ma non solo: pubblica libri in greco, volgare, ebraico, e il greco era la lingua con cui si rivolgeva ai molti suoi collaboratori venuti da Costantinopoli dopo la conquista turca (1453).

aldina inferno aldina inferno

A lui si deve la sostanziale sistemazione della punteggiatura e dell’ortografia; le regole della stampa libraria furono fissate nei suoi libri fino ad oggi, il carattere tondo “Bembo” commissionato ancora a Griffi nel 1495 è la base dei moderni caratteri a stampa.

La creazione del corsivo nasce da un’esigenza: comporre righe di caratteri fitti ma leggibili per stampare le pagine abbastanza piccole dei suoi libri “in ottavo”, antenati dei nostri tascabili. Infatti a Manuzio si devono altre importanti innovazioni o applicazioni, come l’uso massiccio del formato “in ottavo” per i libri, molto più maneggevole dell’”in quarto” o dell’”in folio” destinati a grandi biblioteche.

Festina lente

Il libro, per Manuzio, doveva non solo conservare la cultura, in particolare classica, ma anche diffonderla, e doveva perciò essere agile ed economico, nonostante la qualità della cura editoriale. Le sue “aldine” si diffusero grandemente, e se ne trovano ancora molte nelle vecchie biblioteche, anche nel bellunese, veri preziosi patrimoni di cultura.

Fu dunque uno di quegli umanisti italiani che fecero grande la cultura europea, in bilico tra eruditi, studiosi, ricercatori e imprenditori, pronti a sfruttare tutte le risorse delle ultimissime tecnologie per la loro opera culturale. Non per niente il suo motto era “festina lente”: “affrettati con calma”, rappresentato da un delfino avvinto a un’ancora, l’ingegno guizzante strettamente intrecciato con le solide radici della cultura.

Una specie di nume tutelare per questa rubrica…, certo non di quei traduttori italiani della Microsoft che, con la miopia di chi guarda solo avanti o con la fretta di andare senza nemmeno saper dove, volentieri cancellerebbero con un colpo di mouse 500 anni di storia. Eppure…

Eppure anche il temine “corsivo” non fa una grinza: non è quello il termine che abbiamo imparato fin dai banchi delle elementari?

La parola “corsivo” si affaccia nel vocabolario italiano proprio negli stessi anni, nel 1498, “detto della scrittura a mano inclinata verso destra”, preceduta da “corrente” fin dal 1364, un secolo prima dell’invenzione della stampa.

L’esigenza di scrivere rapidamente e senza troppa formalità, magari con l’agile penna d’oca, o anche col calamo di canna, sempre più comodo dello scalpello del lapidario, era nata già in epoca tardo-romana, nel IV secolo d.C.; col tempo, e i tempi erano “barbari”, le belle lettere caddero in disuso, tranne che nei monasteri in cui stuoli di pazienti copisti si spezzavano la schiena ricopiando codici antichi nei loro “scriptoria”.

Era il tempo della scrittura libraria, vergata con calma in forme varie ed eleganti. Per il corsivo bisognava ancora attendere…

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