Le due culture "Il Veses" marzo 2008

Le due culture

Platone e Aristotele Platone e Aristotele

Ai tempi dell’università, esame di “Storia della filosofia antica” (!) sul “De interpretatione” di Aristotele: metà del libro era zeppo di formule matematiche. Noi di Lettere eravamo esentati, ohibò!

Oggi, tra colleghi o amici, parlando del mio lavoro: “Ma come?! Sei laureato in lettere? Insegni greco e latino? E che c’entra con il computer?!”.

Vai a spiegarglielo, tu, che c’entra, c’entra eccome! Ma anche se non c’entrasse…? È pieno il mondo di persone che si interessano di tanti argomenti… “Eh sì, ma… lettere e informatica!”.

Già, matematica e scienze da una parte, lettere e storia da un’altra. Rigorosamente.

Cupola del Brunelleschi Cupola del Brunelleschi

Uno studente: “Io sono portato per le materie umanistiche, quindi (!) odio la fisica.”

Una madre: “Mio figlio è negato per la matematica, meglio che faccia il classico”.

Un padre: “Per carità, non legge un libro, meglio un’altra facoltà: diventerà un bravo ingegnere!”.

Ora, intendiamoci: niente da dire sul fatto che ciascuno di noi abbia delle propensioni, delle attitudini più sviluppate di altre. E’ ovvio: ci piace quello in cui riusciamo e riusciamo in quello che ci piace.

Però tutto sta nel tenere il cervello aperto.

Perché il cervello è uno solo, e, almeno sul piano razionale, funziona sempre allo stesso modo, ci si occupi di arte o di astronomia. L’analisi sintattica di una frase applica le stesse regole logiche della matematica e dei linguaggi di programmazione, talvolta perfino lo stesso lessico tecnico! La matematica è pensiero, non calcolo, e la musica è fatta di numeri.

Uomo vitruviano Uomo vitruviano

Noi ci stupiamo dei “genii poliedrici” del Rinascimento, come Leonardo o Michelangelo. Stupivano anche i contemporanei, ma per la qualità, non per la diversità. Michelangelo è grande perché dipinge genialmente la Cappella Sistina, scolpisce genialmente il David e costruisce genialmente il Cupolone, non perché si intende di architettura, pittura, scultura e letteratura insieme. E la Divina Commedia di Dante: scienza o letteratura, trivio o quadrivio?

Galileo, oltre che scienziato, fu uno dei nostri massimi scrittori del ‘600. Gli enciclopedisti francesi del ‘700, Diderot, D’Alémbert e illuministi vari, erano letterati, scienziati, filosofi, musicisti…

Galileo Galileo

E furono press’a poco gli ultimi: perché poi arrivarono il Romanticismo, e l’Idealismo, e in guerra con loro il Positivismo scientista, che segnarono la frattura tra “le due culture”: quella umanistica da un lato e quella scientifica dall’altro, separate e incomunicabili.

Il pregiudizio era reciproco, si radicò anche più con gli enormi progressi scientifici e tecnici del ‘900, e produsse danni importanti. Ma se la cultura è “l’insieme dei modelli mentali con cui l’uomo si rappresenta il mondo”, non c’è cultura che non sia al tempo stesso umanistica e scientifica.

Io, per esempio, adoro parlare di cinema o letteratura con matematici e filosofi, perché guardano le cose in un modo che mi interessa. E a chi mi chiede che scuola scegliere dico: quella che più vi piace, ma sempre col cervello aperto.!

Gentile

Popolo di letterati…

In Italia l’egemonia della “cultura umanistica” ha raggiunto forse il suo apice, per motivi storici: era la culla della gloriosa classicità (che nostalgia!) e dell’Umanesimo, che con la sua riscoperta degli antichi ci restituiva più letterati e retori che scienziati; nel ‘900, con il neoidealismo di Croce e di Gentile, la separazione divenne riforma scolastica, di impianto storicistico e umanistico-retorico: identificava “la Cultura” con le “humanae litterae”, relegava le scienze a una funzione secondaria e strumentale.

Tutti, poco o tanto, ci siamo formati in quella scuola, che aveva al suo culmine il Liceo classico per poi “discendere”, per vari gradini, ai livelli “inferiori”. Oggi le cose stanno cambiando, ma la scissione della conoscenza ci ha impoveriti tutti, dal classico all’Itis: oggi rimpiango di non sapere la matematica! E intanto i nostri migliori cervelli vanno all’estero.

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